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Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia
testo-riassunto a cura di p. Giampietro Brunet, dehoniano

E' questo il titolo dato dai vescovi italiani agli Orientamenti pastorali per il primo decennio degli anni 2000. [1]  Il testo è uscito il 29 giugno 2001, ispirandosi alla lettera apostolica Novo millennio ineunte di Giovanni Paolo II (del 6 gennaio 2001), ed è un documento che offre alcune linee di fondo da conoscere e approfondire soprattutto nelle nostre parrocchie.
Certamente a Modena facciamo riferimento alla lettera del nostro vescovo (Vogliamo vedere Gesù), ma è interessante anche allargare lo sguardo all'insieme della chiesa italiana e universale.

Perché la scelta di questo tema?
Anzitutto perché è sotto gli occhi di tutti la necessità e l'urgenza di "evangelizzare i battezzati", ma anche quella - come dice il Papa - di "prendere il largo" e raggiungere tutti, con quell'unico Vangelo di sempre, ma che, anche nelle nostre comunità è ancora poco conosciuto.
Ecco perché i vescovi italiani dicono che occorre continuare a evangelizzare e farlo oggi con scelte più coraggiose rispetto al normale andamento della pastorale ordinaria. Se non lo facciamo in questi anni, rischiamo che poco per volta il Vangelo scompaia anche dalle nostre comunità, sempre più esposte allo svuotamento che ne fanno i mass media! Con un'immagine direi che siamo davanti alla "pelle del serpente": quando la cambia, il serpente se ne esce fuori e resta un involucro vuoto. Forse siamo anche noi un po' così.

Perché la priorità giovani e famiglia?
I  vescovi italiani hanno scelto due ambiti che oggi sono decisivi per la trasmissione dei valori e del Vangelo: i giovani, perché rappresentano il futuro del credere ed essere cristiani nelle nostre terre di "antica evangelizzazione"; la famiglia perché è il luogo dell'incontro tra generazioni, dove le più anziane hanno qualcosa da comunicare alle più giovani, ma anche in uno scambio reciproco. In un certo senso si potrebbe applicare all'evangelizzazione ciò che san Paolo scrive dell'eucaristia: "Vi ho trasmesso quello che io stesso ho ricevuto".
Ma oggi un credente - che spesso frequenta per attingere qualcosa certamente di importante per sé - è consapevole che ciò che gli è donato lo è perché egli stesso lo comunichi?

Il perché del titolo.
Gli "Orientamenti pastorali per gli anni 2000" si intitolano Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Ritorna ancora una volta quel grande obiettivo che il Papa aveva indicato alla chiesa universale in preparazione al Giubileo: ritornare più in profondità agli insegnamenti del Concilio ecumenico Vaticano II, che - scriveva - non è ancora pienamente entrato a far parte del quotidiano delle nostre comunità. Del messaggio di quella "Pentecoste del sec. XX" come egli stesso l'ha definita, la chiesa tutta deve oggi fare tesoro per essere in grado di annunciare Cristo. E, suggerisce ancora il titolo del documento: in un mondo che cambia, anzi - si potrebbe forse più realisticamente dire - che è già radicalmente cambiato proprio sotto i nostri occhi.
Quando tutto cambia - si dovrebbe concludere - è importante avere solidi punti di riferimento, altrimenti si rischia lo sbandamento, la dispersione o lo scoraggiamento, il tirarsi in disparte un po' avviliti e scoraggiati, come spesso capita di percepire anche nelle nostre parrocchie di oggi.

Il decennio di Gesù Cristo e della speranza.
E allora che fare? Il Papa nella sua lettera dopo il Giubileo del 2000 (la Novo millennio ineunte) dice che oggi occorre puntare tutto sulla santità, o se si preferisce, su "un credente di qualità". E aggiunge all'incirca: chi ha davvero incontrato Gesù Cristo, di persona e non per "sentito dire" ne viene trasformato in profondità e con molta spontaneità sente dentro di sé il bisogno di andare ad annunciarlo a tutti gli altri, che forse non hanno questo grande dono, o non l'hanno ancora scoperto pienamente.
Una prospettiva come questa chiarisce e fonda anche la scommessa che sta vivendo la Chiesa di Modena, una chiesa "in stato di missione", mandata a portare il Vangelo a tutti con la vita e anche con le parole che la spiegano. San Pietro scriveva: "Rendete ragione della speranza che è in voi. con dolcezza, umiltà, rispetto.". Sono le linee della nuova evangelizzazione.
Da questo punto di vista il Papa e i vescovi italiani sono in perfetta sintonia: occorre ripartire da Gesù Cristo, dal mistero della sua incarnazione (è qui la grandezza del Natale), da come ha saputo farsi vicino e accogliente in rapporto a ogni persona, sia giusti che peccatori, i sani come i malati. Occorre riconcentrare tutte le verità della fede attorno al mistero cardine della nostra fede: Gesù Cristo è morto in croce, ma Dio l'ha risuscitato e l'ha reso Signore del cosmo e della storia.
I cristiani che si sono fermati alla dottrina imparata al catechismo e da piccoli, oggi devono riscoprire una capacità nuova di seguire il Maestro (discepoli), lungo la stessa strada, da Lui percorsa come missionario di Dio Padre (annunciatori).
Gli Orientamenti dei vescovi italiani per gli anni 2001-2010 si potrebbero ridire in queste parole: da come Cristo ha vissuto il suo essere missionario, noi stessi - come suoi discepoli - impariamo a diventare oggi  missionari, in questo mondo che vorticosamente cambia. Eppure è questo mondo che Dio ama oggi!

Quali prospettive concrete?
Nel Vangelo di san Luca c'è una bellissima pagina: quella dei discepoli di Emmaus.
Scoraggiati e delusi, disincantati e che non si aspettano più nulla di nuovo: quei due assomigliano molto a noi. Come nei nostri tempi, anch'essi vivono un pauroso deficit di speranza. Ed ecco riemergere anche il filo conduttore nascosto: questo sarà il decennio della speranza, dopo che in anni precedenti è stata accentuata la fede e la carità. Anche se c'è un accento nuovo, le tre dimensioni vanno - e devono andare - sempre insieme. Uno scrittore francese ha scritto che la speranza è come la sorella minore che tiene per mano e conduce anche le due sorelle maggiori. Eloquente sottolineatura del compito delicatissimo e fondamentale della speranza. Se si radica nel cuore del Vangelo (l'amore di Dio manifestatoci fino in fondo da Cristo crocifisso e risorto), essa diventa davvero una "speranza che non delude".

I due di Emmaus sono affiancati da Cristo Risorto che
li conduce dentro la profondità delle Sacre Scritture (Parola di Dio)
e alla fine lo "riconobbero nello spezzare il Pane" (Eucaristia).

E' solo così che riescono a riprendere il cammino, ritornare alla comunità dalla quale si erano staccati con delusione e amarezza, riscoprire la gioia dei "fratelli che si trovano insieme" e che dallo Spirito Santo e dalla sua forza sono quasi scaraventati in tutto il mondo a evangelizzare.

La domenica cuore della parrocchia.
L'esperienza che hanno vissuto i discepoli di Emmaus è la stessa alla quale sono invitati tutti i cristiani nel giorno del Signore, la domenica.
Invitati alla mensa del Cristo Crocifisso-Risorto

ascoltiamo la sua Parola viva (prima parte della Messa)

e ci nutriamo dello stesso cibo spirituale, l'Eucaristia, cuore della Messa

per uscire di nuovo nella vita di tutti i giorni ma profondamente trasformati.
Se di tutto il ricchissimo documento ognuno riesce a cogliere questo cardine del nostro essere discepoli e del nostro essere inviati a portare il Vangelo a tutti come missionari, credo che il decennio che iniziamo sia davvero importante e decisivo. Rinsalda la nostra speranza e ci aiuta a "rendere ragione della speranza che è in noi a chiunque ce lo chieda".
Maria, la Vergine dell'ascolto e del cammino, che accoglie fatti e parole "meditandole nel suo cuore" e rilegge la sua esistenza mediante immagini e testi della Scrittura è il nostro modello (cf. Lc 1,46-55) in una nuova e sicuramente feconda ed entusiasmante stagione di cristiani di qualità.

__________________________
[1] Cf. CEI / Conferenza episcopale italiana, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, Coll. "Doc. chiese locali"/101, EDB, Bologna 2001, pp. 62, L. 2.500, Euro 1.29.

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