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«Io sono lieto, vado verso Cristo. Siate lieti anche voi»

...il nostro amatissimo Papa ha condensato in questo augurio Pasquale la sua fede, il senso della vita e della morte, l'orizzonte che ci deve orientare.

Stiamo vivendo un momento storico unico e determinante: la morte di un uomo anziché diventare chiusura dei suoi discorsi e delle sue azioni, ha ridestato nel mondo intero l'attenzione massima al quadro di valori e alla prassi operativa che lo hanno caratterizzato.
Ne sono coinvolte le culture, le religioni e le ideologie più diverse; lo gridano i potenti e gli umili; si manifesta soprattutto come movimento di massa delle persone comuni ed in particolare dei giovani: tutti scoprono una nuova socialità fraterna che permette di potersi guardare vicendevolmente negli occhi e di potersi riconoscere come persone che hanno una base comune di riferimento.
Sanno stare in silenzio gli uni vicino agli altri, sanno pregare insieme con semplicità, improvvisano nuove liturgie fatte di lacrime, di sorrisi, di candele e di chitarre: tutti segni di una comune appartenenza ad un unico mondo di valori.

Stiamo riflettendo sull'incidenza delle sue scelte e dei suoi discorsi sui fatti storici che hanno caratterizzato questo quarto di secolo: ha indicato e determinato cambiamenti radicali insperati; nel rapporto tra governanti ha insegnato una nuova modalità di incontro caratterizzata da franchezza e genuinità ; ha abbattuto steccati secolari tra le religioni; ha cercato il dialogo e l'accordo con tutti rispettando e valorizzando ogni diversità culturale.

Il suo modo di vivere, il suo pellegrinare in tutto il mondo, la sua accettazione della malattia e della vecchiaia, il suo modo di affrontare la morte ci affascina e ci spaventa perchè rivelano la statura morale gigantesca di questa persona.

La fede in Cristo, la passione per la Chiesa, la profonda devozione alla Vergine Maria hanno caratterizzato esplicitamente tutto il suo pontificato, senza che questo lo rendesse "clericale" o lo allontanasse da chi non condivide la fede cristiana; anzi la sua identità di uomo di fede integrale e coerente gli ha permesso di parlare con coraggio di ogni problema umano confrontandolo con la logica che scaturisce dalla croce e risurrezione di Cristo.

La pace, la giustizia, il rispetto e la centralità della persona umana, la difesa dei poveri, la solidarietà con i sofferenti erano nel suo cuore obiettivi irrinunciabili: non ha avuto paura di gridare contro ogni guerra e contro ogni politica prepotente, sapendo di doverne pagare il prezzo col suo sangue.

La forza di tutto questo è stata la sua profonda intimità con il Signore Gesù, il suo amore appassionato, da poeta, da artista, per il Figlio della Vergine Maria. La sua profonda spiritualità gli ha permesso di attraversare da vincitore morale la guerra, la dittatura nazista, quella comunista, le lentezze della Curia, l'attentato, la malattia e la morte.

Ecco perchè i giovani sono affascinati: una vita così è degna di essere vissuta perchè ti riempie lo spirito, il cuore, lo studio, la professione, la famiglia: tutta l'esistenza.
Ecco perchè il mondo intero si è fermato in meditazione e ammirazione per quest'uomo che ha saputo incarnare il volto di Cristo per l'uomo di oggi.

Grazie Signore Gesù di averci dato questo compagno di viaggio.

Don Ferdinando


Don Ferdinando Colombo è vice-presidente del VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (http://www.volint.it).

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