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I testi delle pagine che seguono sono tratti da un
agile volumetto A San Geminiano, Padre e Patrono del
Popolo Modenese (Arcidiocesi di Modena-Nonantola,
Comitato per le celebrazioni dei Centenari - Artestampa
Srl).
SAN GEMINIANO
In occasione dell'Anno Geminiano (1997-1998) fu pubblicato
un agile volumetto "A San Geminiano, Padre e Patrono
del Popolo Modenese" (Arcidiocesi di Modena-Nonantola,
Comitato per le celebrazioni dei Centenari - Artestampa
Srl) come omaggio al nostro Padre nella Fede, con il desiderio
essere uno strumento atto a prolungare nel tempo e ad
approfondire quella devozione e quel rapporto filiale
di preghiera tipico di tutto il popolo modenese. Nello
stesso libretto, che può essere acquistato presso
il BookShop dei Musei del Duomo, in Via Lanfranco, a fianco
della Basilica, si trovano una raccolta di preghiere e
di orazioni liturgiche e letture proprie della festa (31
gennaio). Qui riportiamo una breve vita del Santo, tratta
da questo libretto. La vita è tratta in gran parte
da quella scritta da Mons. Pistoni, la quale non ha l'apparenza
di uno studio erudito o di una ricerca storica ma, pur
essendo ben fondata e documentata, è forse più
vicina allo stile del racconto popolare (si noterà
dal linguaggio utilizzato), secondo quanto la più
accreditata Tradizione ci ha trasmesso, e ci permette
una conoscenza più schietta e immediata di Geminiano.
IL GIOVANETTO
San Geminiano non è soltanto l'apostolo ed il celeste
protettore di Modena, ma il cuore ed il Centro delle memorie
cittadine, come il duomo, eretto sulla sua tomba, unisce
in sé il meglio della vita religiosa ed artistica
della Città.
Egli, secondo un'antica tradizione nacque a Cognento,
presso Modena, verso il 312, quando la Chiesa, dopo tre
secoli di martirio, otteneva finalmente la libertà.
Nato da famiglia di condizione modesta, il giovane Geminiano
crebbe tra lo spettacolo del paganesimo più corrotto,
ma, come tutte le anime grandi, non venne a compromessi
con l'errore, né piegò la fronte davanti
al male: illuminato da Dio e forse ammaestrato dalla famiglia,
il nostro Santo non solo non fu contaminato dal male,
ma si impose per la sua vita austera ed esemplare, conciliandosi
la stima e l'amore degli abitanti della Città e
delle campagne. Lo amavano, narrano gli antichi scrittori,
perché era forte e zelante ed insieme amabile e
benevolo nel parlare e nel trattare, sicché tutti
lodavano Iddio che abitava in lui e si rallegravano quando
era presente c rattristavano quando era lontano. La famiglia
scelse per Geminiano adolescente una buona scuola di grammatica,
cioè di cultura classica. In città, dove
si recava per la scuola, il giovane ascoltò il
Vescovo Antonio e fu affascinato dalla sua parola piena
di Fede e di Speranza, sentendo nel cuore la chiamata
a seguire Cristo.
DIACONO
Il santo vescovo di Modena, Antonino, edificato dalle
virtù del giovane, lo prese vicino a sé
per avviarlo ai sacri ordini e presto, con l'approvazione
ed il plauso di tutti, lo elesse ed ordinò suo
diacono, cioè suo aiutante all'altare, nell'amministrare
i sacramenti e nelle opere di carità.
Anche in questo nuovo ufficio Geminiano mostrò
la grandezza dell'anima sua: devoto ed ubbidiente al suo
Vescovo diventò padre dei poveri, conforto ed aiuto
dei miseri, nei quali soccorreva Cristo sofferente. Fu
instancabile in tutte le attività del suo ministero.
Probabilmente fu con lui nel 343 al Concilio di Sardica,
nell'attuale Romania, che difese la Fede cattolica dall'eresia
ariana, negatrice della divinità di Cristo.
VESCOVO
Morto Antonino, i concittadini, con unanime consenso,
lo vollero loro vescovo, persuasi che nessuno meglio di
lui sarebbe stato degno di essere a capo della Chiesa
modenese.
Il giovane diacono però, umile ed atterrito di
fronte alla responsabilità che gli volevano addossare,
fuggì dalla Città e si nascose, nei boschi,
nell'attuale zona di Saliceta, ove ancor oggi, in via
Cadiane, un piccolo oratorio ricorda il suo soggiorno.
Qui Geminiano passò alcuni giorni in preghiera
e penitenza, implorando da Dio un Santo Vescovo per la
Chiesa di Modena. Ma il suo rifugio fu scoperto e Geminiano
obbligato, riluttante e piangente, a far ritorno a Modena
ed accettare la elezione e consacrazione vescovile. I
modenesi esultarono nell'udire di nuovo la voce di lui,
resa ora più autorevole dall'altissimo ufficio
di pastore. I1 suo episcopato durò oltre una quarantina
d'anni, che furono anni di benedizione per la Città:
bisognava annunciare a tutti la buona novella del Vangelo
di Gesù.
I1 nuovo Vescovo rivolse tutta la sua attività,
oltre che a lenire i mali materiali, che erano molti e
gravi, a diffondere e rafforzare la conoscenza e la pratica
del Cristianesimo nei suoi figli e concittadini. Molti,
i più, erano ancora pagani, attaccati tenacemente
ai loro errori e ad un odio cieco contro i cristiani,
ma la Fede infuocata e la Carità ardente di San
Geminiano conquistarono a Cristo il cuore del popolo:
la sua opera di evangelizzazione riuscì a condurne
gran parte alla luce della Fede. L'ultimo caposaldo del
paganesimo, il tempio di Giove, cadde e divenne l'attuale
Chiesa di S. Pietro. Qui S. Geminiano, dopo lunghe ed
estenuanti giornate di cammino di predicazione e di generosa
operosità a vantaggio di tutti, passava intere
notti in preghiera per il suo popolo, ottenendogli la
grazia della conversione. Si narra che satana stesso,
vedendosi cosi contrastato, in queste notti di veglia,
gli apparisse per tormentarlo, ma il Santo Vescovo lo
respingeva con la preghiera ed il Segno della Santa Croce:
fu proprio in queste occasioni che iniziò a manifestarsi
il dono che Dio gli fece dell'esorcismo, per il quale
è spesso ricordato nell'iconografia e nella memoria
popolare, anche presso altre città da lui visitate.
Ma anche i buoni cristiani erano divisi fra loro: si erano
diffusi, anche nelle nostre contrade, gli errori di Ario,
che negava la divinità del Signor Nostro Gesù
Cristo. San Geminiano, ammiratore di sant'Atanasio, oppose
alla eresia ariana la purezza della dottrina cattolica,
riunendo così i suoi figli nella unità della
Fede e nella ubbidienza alla santa Chiesa di Cristo.
La Città si avviava ad una concordia ed unità
anche di Fede, che furono le basi della prosperità
e della benedizione di Dio. Cadevano infranti gli idoli
pagani e si affermavano, sempre più belli, i templi
del Dio Vivo: Geminiano, instancabile, fino alla vecchiaia
consacrò sacerdoti e costituì numerose chiese
in tutta la provincia.
All'incitamento del santo Vescovo si deve anche se sacerdoti
e laici zelanti incominciarono a diffondere la vera religione
fino alle selve dei monti ed alle valli del piano. Come
preziosa reliquia dei suoi viaggi apostolici, nel Duomo
di Modena é ancora conservato "l'altarolo
di S. Geminiano", cioè la pietra sacra, vero
e proprio altare portatile, su cui egli celebrava 1'Eucaristia,
come era in uso fare nell'Europa nel IV secolo. Esso veniva
poi messo nel sepolcro deI Vescovo alla sua morte, assieme
al Pallio: fu lì che Matilde di Canossa lo ritrovò
alla prima apertura della tomba del Santo, nel 1106, e
lo fece impreziosire con fine opera di cesello.
L'altarolo di Modena è l'unico esemplare che sia
rimasto in Italia.
SANTITÀ E MIRACOLI
Il Signore mostrò quanto amasse il suo fedele Geminiano
concedendogli il potere di scacciare i demoni dai corpi
degli ossessi e di compiere altri prodigi. San Geminiano
é conosciuto soprattutto come taumaturgo: il martirologio
Romano lo chiama "illustre per gloria di miracoli".
Il Cavedoni arriverà a dire che, come S.Antonio
Abate era venerato in Oriente come grande esorcista, così
lo era S. Geminiano in Occidente. Infatti tutti i biografi
del Santo sono concordi nell'affermare che, ad immagine
di Gesù e per la grande Fede in Lui, Geminiano
nella sua vita compì numerosi miracoli, e ancor
di più dopo la sua morte.
I bassorilievi del Wiligelmo, che ornano la Porta Principi
sulla facciata del Duomo di Modena, ricordano l'episodio
della liberazione dal demonio e la miracolosa guarigione
della figlia dell'imperatore Gioviano, narrato anche nella
"Legenda" o vita antica del Santo: raffigurano
Geminiano mentre a cavallo s'avvia ad esaudire la preghiera
dell'Imperatore, poi il lungo e pericoloso viaggio per
mare per raggiungere Costantinopoli, nel quale egli placa
prodigiosamente la tempesta, la guarigione della giovinetta,
i doni che gli vengono offerti, il ritorno nella città
giubilante di rivederlo e infine la morte e sepoltura
del santo Vescovo.
Un altro grande atto doveva compiere san Geminiano prima
di lasciare la terra: aveva sradicata l'eresia di Ario,
ma nuovi pericoli minacciavano la Fede dei suoi figli.
Il Buon Pastore difende il gregge dai lupi rapaci, fino
a dare la vita per le sue pecore. Come Can Geminiano giovane
combattè le deviazioni dell'arianesimo, così
Geminiano vecchio volle difendere la fede del popolo dai
nuovi errori che anche tra noi andavano diffondendosi.
Era l'eresia di Gioviniano che negava la Verginità
della Madre di Dio e insegnava che per salvarsi non sono
necessarie le opere buone, ma basta la Fede. Benché
vecchio e forse cieco, San Geminiano non esitò
a recarci fino a Milano dove in un concilio di Vescovi,
raccolto da Sant'Ambrogio, con tutto il calore del suo
Amore ribadì la verità sulla sempre Vergine
Maria e consacrò a Lei la nostra Città.
Fu cosi condannato Gioviniano e la condanna fu tosto inviata
a Roma da Papa Siricio per ottenere l'approvazione della
Suprema autorità ecclesiastica.
Ancor oggi, nel nostro Duomo, un codice del IX secolo,
che contiene gli antichi canti delle Scolte Modenesi,
riporta l'invocazione alla Vergine Maria col titolo di
"Madre di Dio", che ci testimonia la Fede e
la profonda devozione mariana difesa e trasmessa da Geminiano.
LA MORTE
Aveva nutrito, anche materialmente, i suoi figli con
la sua inesauribile carità; li aveva specialmente
formati alla Fede schietta e coraggiosa, alla santità
di vita ed alla soggezione alla Santa Sede: la Chiesa
modenese era ormai saldamente fondata e san Geminiano
poteva prendere lietamente congedo dalla terra d'esilio.
Morì santamente il 31 gennaio del 397 e, alla presenza
dei Vescovi vicini e tra il pianto dei figli, il suo corpo,
avvolto secondo l'uso dei tempi in un candido lino con
il volto coperto da un sudario, fu deposto in un umile
urna di tufo, posta poi in un sarcofago di pietra, fuori
dell'abitato cittadino.
È ancora la "Legenda" che narra che,
in questa occasione Geminiano operò un altro grande
prodigio, ottenendo che il Vescovo di Ravenna, Metropolita
dell'Emilia e suo carissimo fratello, avesse il dono della
bilocazione. Mentre infatti officiava nella sua Cattedrale
di Sant'Apollinare, contemporaneamente fu visto apparire
a Modena, dove presiedette le solenni esequie. Fu invece
S. Ambrogio che, alla morte dell'amico, mise come Vescovo
di Modena il suo segretario Teodulo, costruttore del primo
nostro Duomo in onore del Santo: a ricordo di ciò
rimane ancora nell'attuale cripta, che conserva la tomba,
l'epigrafe di Gundeberga. Quella tomba, gelosamente custodita
e venerata, chiusa da due mezze lastre di marmo alle quali
venne sovrapposto un altro lastrone di sicurezza e protetta
dal primo nostro Duomo, diventò la difesa ed il
baluardo di Modena. Davanti ad essa si sono inginocchiati
in preghiera sovrani come Matilde di Canossa e Papi, come
Pasquale II, Lucio III, Pio VI, Pio VII, Pio IX e Giovanni
Paolo II. Molti ricordano ancora di essere passati da
bambini, per sentirsi più vicini al corpo del Santo,
sotto i volti dell'Arca Matildica che allora ricopriva
la tomba.
I PRODIGI
Intorno a questa tomba i cristiani di Modena si strinsero
in preghiera specialmente davanti alle più grandi
prove da cui erano colpiti. Ottennero sempre dal dolce
Padre e Pastore loro grandi grazie, testimoniate in tutti
i tempi e la liberazione della città da ogni sorta
di pericoli. Anche allorché la Città, inondata
dalle acque, che dilagavano per la pianura senza alvei
e senza freno, fu abbandonata dai suoi abitanti che si
ritirarono a fondare la vicina Cittanova, la Cattedrale
rimase ad indicare tra gli edifici deserti e cadenti la
tomba del Protettore. Ed ogni anno Modena si ripopolava
di fedeli che si stringevano attorno al loro Santo per
ricordarne la santità ed implorarne l'aiuto.
Un anno, nel giorno dedicato a san Geminiano, mentre il
duomo era stipato di gente, le acque dei vicini fiumi
e canali inondarono Modena: ma coloro che erano nella
Cattedrale, quasi un muro invisibile si fosse alzato a
loro difesa, non ne furono tocchi: le acque decrebbero
e si ritirarono senza alcun danno particolare. Nel 452
Attila, il "Flagello di Dio", invaso il Veneto,
si apprestava a mettere a ferro e fuoco anche le nostre
regioni: i Modenesi fecero ricorso angoscioso a san Geminiano
ed i nemici, senza che l'atto si potesse umanamente spiegare,
tornarono alle loro regioni dell'Est ove si consumarono
nelle liti e nella crapula.
La festa chiamata "del Miracolo" o "della
Vittoria di San Geminiano" è stata per secoli
solennemente celebrata in Modena per ricordare il prodigioso
episodio del nostro Patrono, apparso nel 1511 a Carlo
D'Amboise che, a capo delle milizie francesi minacciava
la città.
Infatti la notte tra il 17 ed il 18 febbraio 1511 s'accostarono
a Modena, questa volta dall'ovest, truppe francesi comandate
da Carlo d'Amboise; giunte presso la Città, furono
arrestate da san Geminiano, che apparve loro sotto aspetto
terrificante. Alla vista del glorioso vecchio il Capitano
e le sue truppe retrocedettero precipitosamente verso
Rubiera e molti soldati perirono nel fiume Secchia. L'esercito
si disperse spaventato nelle vicine terre ed il comandante,
atterrito a morte, cessò di vivere poco dopo in
Correggio. Tra le più suggestive iniziative di
quest'anno [1998] dedicato al santo Vescovo c'è
certamente la solenne cerimonia con cui, a opera dell'
antica "Confraternita di S. Geminiano", ancora
attiva in Modena, si è celebrata tale ricorrenza
il 18 Febbraio scorso [1998] nella Chiesa di S. Pietro
in Modena, riprendendo la bella e antica tradizione.
Verso il '900 si ebbe una invasione di Ungheri: giunsero
fino a Modena, percorsero vie e piazze assetati di preda
e di sangue, ma poi abbandonarono la Città senza
danno di alcuno.
La fama della potente intercessione del Santo crebbe e
si estese ovunque e il Duomo di Modena fu per secoli meta
di pellegrinaggi da tutt'Europa, come ricordano le cronache
ed anche l'affresco del San Giacomo Pellegrino, sulle
sue pareti. Questi infatti sono solo alcuni dei prodigi
più eloquenti che i nostri antenati giustamente
attribuirono alla protezione del Santo. Ma altri miracoli
sono noti, da quello del secolo tredicesimo quando un
fanciullo cadde dalla Ghirlandina e restò inspiegabilmente
incolume, fino a quelli che, clamorosi o meno, avvengono
a Modena presso la sua tomba, a Cognento alla Fonte di
san Geminiano e nei templi a lui dedicati: da Pontremoli,
ove lo hanno sperimentato potente specialmente contro
le malattie nervose, al bel paese di San Gimignano (Siena),
terra pure prodigiosamente salvata dall'intervento del
Santo e continuamente da lui beneficata.
Per i fatti miracolosi e la viva preghiera merita certo
menzione particolare il Santuario di Cognento, presso
il luogo della nascita del Santo, dove si trova la realtà
cristiana più antica a lui legata, dopo il Duomo,
la cosiddetta "fonte miracolosa di S. Geminiano".
Essa è così chiamata in documenti antichissimi,
che ne testimoniano le virtù taumaturgiche e ne
attribuiscono l'origine a San Geminiano stesso. Nel Santuario
è conservato il prezioso reliquiario del braccio
benedicente del Santo e tanti ex voto testimoniano la
devozione del popolo, che tutt'ora conviene numeroso per
pregarlo e per bere alla fonte, specialmente a piedi dalla
città, secondo un'antica tradizione che da qualche
anno si è ripristinata il 25 di ogni mese, da Marzo,
Festa dell'Annunciaiione, fino a Settembre. Un'antica
preghiera dei pellegrini recita così: "O Geminiano
Santo, la tua pura fonte dissetando, purificando, risanando
corpi e anime zampilli per tutti nella eterna vita".
Anche questo Santuario ricorda la grande devozione del
Santo a Maria SS., ivi invocata con il titolo di Madre
della Misericordia, così come nella Cattedrale,
che è dedicata a Maria SS. Assunta in cielo. Inoltre
anche in questa chiesa è testimoniato lo stretto
rapporto che unì la nostra Diocesi a quella di
Milano, a partire dalla profonda amicizia che legò
S. Geminiano a Sant'Ambrogio: la parrocchia di Cognento
è infatti dedicata ai Santi Nabore e Felice, protomartiri
della Chiesa Ambrosiana, di cui certo Geminiano fu devoto.
L'attuale Parroco del Santuario conserva la documentazione
delle guarigioni fisiche che sono avvenute e che avvengono
fino ad oggi tra i fedeli e i pellegrini: parecchi casi
si sono verificati anche in questi ultimi tempi, ed in
particolare in quest'anno [1998].
LE TRASLAZIONI DEL SACRO CORPO
Il successore di san Geminiano, il vescovo Teodoro,
fece erigere sul benedetto sepolcro una chiesa, il primo
duomo di Modena, al quale, quattro secoli più tardi,
ne fu sostituito un altro più bello e più
ampio ed in questo fu trasportata la sacra tomba.
Il 30 aprile 1106, essendo quasi terminata la costruzione
della Cattedrale che ora ammiriamo, si ebbe una seconda
traslazione. Ma neppure in questa seconda traslazione
il sepolcro fu aperto.
Fu soltanto nei giorni 7 e 8 ottobre del medesimo anno
che, alla presenza di Papa Pasquale II e della contessa
Matilde, furono mostrati al popolo giubilante i sacri
resti mirabilmente incorrotti.
Nuovamente, e fu la seconda volta, la tomba fu aperta
il 12 luglio 1184, quando il sommo pontefice Lucio III
consacrò il Duomo. Da allora il venerato sepolcro
rimase inviolato: incertezze e dubbi ingiustificati resero
vana l'ardente brama dei buoni di contemplare il corpo
del loro Santo.
Questo privilegio toccò a pochi fortunati quando,
il 5 Novembre 1955, l'allora Arcivescovo di Modena, Mons.
Cesare Boccoleri, alla presenza di Mons. Vescovo Ausiliare,
del rev.mo Capitolo e delle Autorità cittadine,
fatto aprire il sepolcro, procedette alla ricognizione
delle sacre ossa, la terza in ben 1558 anni: esse furono
trovate in uno stato di conservazione veramente ammirevole.
Nel 1955, infatti ricorreva l'850° anniversario dalla
traslazione del corpo del Santo dalla precedente Cattedrale
all'attuale Duomo e il medesimo privilegio fu di lì
a poco accordato a tutti i fedeli.
Da allora tale uso si è mantenuto e, per una volta
all'anno, nelle settimane che precedono e seguono la Solennità
del beato transito di Geminiano al cielo il 31 gennaio,
la tomba del Santo, rimasta sempre nella cripta del Duomo,
ove le sue ossa sono composte rivestite degli abiti pontificali,
viene aperta. Il corpo di S. Geminiano, sempre oggetto
di venerazione e di gratitudine da parte dei fedeli, è
così restituito alla devozione e alla preghiera
dei suoi figli, che partecipano sempre numerosi a tali
liete ricorrenze, con l'auspicio di un rinnovamento spirituale,
di un nuovo fervore nella devozione al nostro Santo e
di un migliore avvenire per la nostra Chiesa.
In particolare in questo "Anno Geminiano" [1998],
in cui celebriamo con gioia e riconoscenza a Dio per i
tanti benefici accordati alla nostra città, il
1600° anno dalla dipartita verso il cielo del Santo,
i fedeli hanno avuto l'opportunità di pregare sulla
sua tomba, che è rimasta sempre aperta, quasi ad
invitare i suoi amati figli ad un rapporto di maggiore
confidenza e di rinnovata fede nella sua intercessione
presso il Signore, per la cui gloria il benamato Geminiano
ha consumato tutta la sua vita. Inoltre la bella iniziativa
della consegna di un'icona del Santo e di una lampada
votiva recante la scritta "Salva nos, Geminiane"
a ciascuna parrocchia, da esporre in tutte le chiese della
Diocesi, ha certo rinvigorito il rapporto del pastore
con le pecorelle del suo gregge, specialmente in provincia,
dove pure tale devozione non è mai stata dimenticata.
SAN GEMINIANO NELLA VITA DI MODENA
I Modenesi, fino al secolo scorso erano chiamati "Geminiani":
Modena nel suo folklore, nelle sue istituzioni civili
e culturali, oltre che naturalmente nella sua vita di
fede, è tutta ripiena del ricordo del Santo. La
devozione e la stessa memoria storica dei modenesi sono
singolarmente orientate verso di lui. Quasi si potrebbe
dire che Modena è permeata in modo inconscio, ma
ben percepibile da chi la visita, dall'impronta del nostro
Santo Patrono. La città stessa lo è anche
fisicamente: dominata dalla slanciata ed elegante sagoma
della Ghirlandina, il bianco campanile della Cattedrale,
visibile da ogni direzione, che guida verso il suo cuore,
che è appunto la tomba di Geminiano. Il 31 Gennaio
di ogni anno poi, nella solennità di S. Geminiano,
come in nessun altro giorno i modenesi si sentono popolo
e convengono dalla montagna e dalla pianura raccogliendosi
nella città, quasi chiamati dal Santo Pastore.
Preceduti dalle autorità si uniscono in gran festa
e si stringono intorno alla sua tomba, come tanti secoli
fa, e al Vescovo suo successore. La vecchia grande fiera,
che riempie di colore la Piazza Grande e tutto il Centro
Storico della città riunisce ragazzi, giovani e
anche adulti in un'atmosfera dal calore paesano che fa
dimenticare i rigori dell'inverno e le preoccupazioni
quotidiane. D'obbligo per tutti è la visita e la
preghiera alla tomba aperta del Santo, e anche il grande
Duomo in quest'occasione risulta sempre troppo stretto
per tutti.
Il Solenne pontificale è presieduto dall'Arcivescovo
di Modena- Nonantola, successore di san Geminiano, e concelebrato
dai Vescovi dell'Emilia e delle città più
beneficate da Geminiano, proprio come nel giorno della
sua dipartita verso il Cielo. Questa celebrazione ci riporta
indietro nel tempo, per attingere alla fede dei nostri
avi. La città e la Diocesi tutta viene benedetta
con la reliquia del braccio del Santo, per invocare la
sua potente intercessione presso Dio per le necessità
spirituali e materiali di tutto il popolo modenese.
Così la frequentatissima gara di corsa, la "corrida",
in questo giorno unisce idealmente Modena a Cognento:
la Sacra Tomba alla Sacra Fonte.
Ma tanti sono anche gli indelebili segni lasciati da secoli
di fede e devozione in cui veramente si percepisce che
la cittadinanza tutta si è riconosciuta e si è
considerata veramente come la stirpe, il popolo di Geminiano,
in una comunione fra sacro e profano, fra civile amministrazione
e autorità di fede che è l'eredità
di quella armonia e concordia che l'amore di S. Geminiano
aveva reso possibile e che il Santo ci ha lasciato in
eredità. È un patrimonio prezioso e una
testimonianza di profondo valore religioso e civile insieme
che non basta solo ammirare, ma che deve essere nostro
impegno di credenti rinnovare e vivificare anche oggi.
Ad esempio tutti gli atti ufficiali del Comune sono sempre
stati fatti nel nome di San Geminiano e suggellati con
il timbro del Santo in pellegrinaggio a cavallo. Con la
sua effigie venivano coniate le monete modenesi ed ancor
oggi la sua immagine è nel sigillo della nostra
università, segno della provenienza della vera
cultura dalla Sapienza di Dio.
Nella vecchia sala consiliare del Comune di Modena e ancora
custodito l'antico gonfalone della città, su cui
è dipinto San Geminiano in gloria che presenta
alla Vergine Maria le necessità di Modena e di
recente un'immagine del Santo è stata donata all'amministrazione,
con l'auspicio che la si esponesse nell'attuale sala consiliare,
dove di fatto vengono prese le decisioni di governo della
città. Ciò è solo uno degli esempi
più recenti di come ancora la memoria e l'esempio
luminoso di Geminiano ispirino alla concordia e all'unità
di intenti per il bene comune del popolo modenese.
Al S. Padre Giovanni Paolo II, vicario di N.S. Gesù
Cristo,
Araldo di Pace e guida di Verità per la Chiesa
e per l'umanità tutta
alla soglia del Terzo Millennio Cristiano.
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