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I testi delle pagine che seguono sono tratti da un agile volumetto A San Geminiano, Padre e Patrono del Popolo Modenese (Arcidiocesi di Modena-Nonantola, Comitato per le celebrazioni dei Centenari - Artestampa Srl).

SAN GEMINIANO

In occasione dell'Anno Geminiano (1997-1998) fu pubblicato un agile volumetto "A San Geminiano, Padre e Patrono del Popolo Modenese" (Arcidiocesi di Modena-Nonantola, Comitato per le celebrazioni dei Centenari - Artestampa Srl) come omaggio al nostro Padre nella Fede, con il desiderio essere uno strumento atto a prolungare nel tempo e ad approfondire quella devozione e quel rapporto filiale di preghiera tipico di tutto il popolo modenese. Nello stesso libretto, che può essere acquistato presso il BookShop dei Musei del Duomo, in Via Lanfranco, a fianco della Basilica, si trovano una raccolta di preghiere e di orazioni liturgiche e letture proprie della festa (31 gennaio). Qui riportiamo una breve vita del Santo, tratta da questo libretto. La vita è tratta in gran parte da quella scritta da Mons. Pistoni, la quale non ha l'apparenza di uno studio erudito o di una ricerca storica ma, pur essendo ben fondata e documentata, è forse più vicina allo stile del racconto popolare (si noterà dal linguaggio utilizzato), secondo quanto la più accreditata Tradizione ci ha trasmesso, e ci permette una conoscenza più schietta e immediata di Geminiano.


IL GIOVANETTO
San Geminiano non è soltanto l'apostolo ed il celeste protettore di Modena, ma il cuore ed il Centro delle memorie cittadine, come il duomo, eretto sulla sua tomba, unisce in sé il meglio della vita religiosa ed artistica della Città.
Egli, secondo un'antica tradizione nacque a Cognento, presso Modena, verso il 312, quando la Chiesa, dopo tre secoli di martirio, otteneva finalmente la libertà.
Nato da famiglia di condizione modesta, il giovane Geminiano crebbe tra lo spettacolo del paganesimo più corrotto, ma, come tutte le anime grandi, non venne a compromessi con l'errore, né piegò la fronte davanti al male: illuminato da Dio e forse ammaestrato dalla famiglia, il nostro Santo non solo non fu contaminato dal male, ma si impose per la sua vita austera ed esemplare, conciliandosi la stima e l'amore degli abitanti della Città e delle campagne. Lo amavano, narrano gli antichi scrittori, perché era forte e zelante ed insieme amabile e benevolo nel parlare e nel trattare, sicché tutti lodavano Iddio che abitava in lui e si rallegravano quando era presente c rattristavano quando era lontano. La famiglia scelse per Geminiano adolescente una buona scuola di grammatica, cioè di cultura classica. In città, dove si recava per la scuola, il giovane ascoltò il Vescovo Antonio e fu affascinato dalla sua parola piena di Fede e di Speranza, sentendo nel cuore la chiamata a seguire Cristo.


DIACONO
Il santo vescovo di Modena, Antonino, edificato dalle virtù del giovane, lo prese vicino a sé per avviarlo ai sacri ordini e presto, con l'approvazione ed il plauso di tutti, lo elesse ed ordinò suo diacono, cioè suo aiutante all'altare, nell'amministrare i sacramenti e nelle opere di carità.
Anche in questo nuovo ufficio Geminiano mostrò la grandezza dell'anima sua: devoto ed ubbidiente al suo Vescovo diventò padre dei poveri, conforto ed aiuto dei miseri, nei quali soccorreva Cristo sofferente. Fu instancabile in tutte le attività del suo ministero. Probabilmente fu con lui nel 343 al Concilio di Sardica, nell'attuale Romania, che difese la Fede cattolica dall'eresia ariana, negatrice della divinità di Cristo.


VESCOVO
Morto Antonino, i concittadini, con unanime consenso, lo vollero loro vescovo, persuasi che nessuno meglio di lui sarebbe stato degno di essere a capo della Chiesa modenese.
Il giovane diacono però, umile ed atterrito di fronte alla responsabilità che gli volevano addossare, fuggì dalla Città e si nascose, nei boschi, nell'attuale zona di Saliceta, ove ancor oggi, in via Cadiane, un piccolo oratorio ricorda il suo soggiorno. Qui Geminiano passò alcuni giorni in preghiera e penitenza, implorando da Dio un Santo Vescovo per la Chiesa di Modena. Ma il suo rifugio fu scoperto e Geminiano obbligato, riluttante e piangente, a far ritorno a Modena ed accettare la elezione e consacrazione vescovile. I modenesi esultarono nell'udire di nuovo la voce di lui, resa ora più autorevole dall'altissimo ufficio di pastore. I1 suo episcopato durò oltre una quarantina d'anni, che furono anni di benedizione per la Città: bisognava annunciare a tutti la buona novella del Vangelo di Gesù.
I1 nuovo Vescovo rivolse tutta la sua attività, oltre che a lenire i mali materiali, che erano molti e gravi, a diffondere e rafforzare la conoscenza e la pratica del Cristianesimo nei suoi figli e concittadini. Molti, i più, erano ancora pagani, attaccati tenacemente ai loro errori e ad un odio cieco contro i cristiani, ma la Fede infuocata e la Carità ardente di San Geminiano conquistarono a Cristo il cuore del popolo: la sua opera di evangelizzazione riuscì a condurne gran parte alla luce della Fede. L'ultimo caposaldo del paganesimo, il tempio di Giove, cadde e divenne l'attuale Chiesa di S. Pietro. Qui S. Geminiano, dopo lunghe ed estenuanti giornate di cammino di predicazione e di generosa operosità a vantaggio di tutti, passava intere notti in preghiera per il suo popolo, ottenendogli la grazia della conversione. Si narra che satana stesso, vedendosi cosi contrastato, in queste notti di veglia, gli apparisse per tormentarlo, ma il Santo Vescovo lo respingeva con la preghiera ed il Segno della Santa Croce: fu proprio in queste occasioni che iniziò a manifestarsi il dono che Dio gli fece dell'esorcismo, per il quale è spesso ricordato nell'iconografia e nella memoria popolare, anche presso altre città da lui visitate.
Ma anche i buoni cristiani erano divisi fra loro: si erano diffusi, anche nelle nostre contrade, gli errori di Ario, che negava la divinità del Signor Nostro Gesù Cristo. San Geminiano, ammiratore di sant'Atanasio, oppose alla eresia ariana la purezza della dottrina cattolica, riunendo così i suoi figli nella unità della Fede e nella ubbidienza alla santa Chiesa di Cristo.
La Città si avviava ad una concordia ed unità anche di Fede, che furono le basi della prosperità e della benedizione di Dio. Cadevano infranti gli idoli pagani e si affermavano, sempre più belli, i templi del Dio Vivo: Geminiano, instancabile, fino alla vecchiaia consacrò sacerdoti e costituì numerose chiese in tutta la provincia.
All'incitamento del santo Vescovo si deve anche se sacerdoti e laici zelanti incominciarono a diffondere la vera religione fino alle selve dei monti ed alle valli del piano. Come preziosa reliquia dei suoi viaggi apostolici, nel Duomo di Modena é ancora conservato "l'altarolo di S. Geminiano", cioè la pietra sacra, vero e proprio altare portatile, su cui egli celebrava 1'Eucaristia, come era in uso fare nell'Europa nel IV secolo. Esso veniva poi messo nel sepolcro deI Vescovo alla sua morte, assieme al Pallio: fu lì che Matilde di Canossa lo ritrovò alla prima apertura della tomba del Santo, nel 1106, e lo fece impreziosire con fine opera di cesello.
L'altarolo di Modena è l'unico esemplare che sia rimasto in Italia.


SANTITÀ E MIRACOLI

Il Signore mostrò quanto amasse il suo fedele Geminiano concedendogli il potere di scacciare i demoni dai corpi degli ossessi e di compiere altri prodigi. San Geminiano é conosciuto soprattutto come taumaturgo: il martirologio Romano lo chiama "illustre per gloria di miracoli". Il Cavedoni arriverà a dire che, come S.Antonio Abate era venerato in Oriente come grande esorcista, così lo era S. Geminiano in Occidente. Infatti tutti i biografi del Santo sono concordi nell'affermare che, ad immagine di Gesù e per la grande Fede in Lui, Geminiano nella sua vita compì numerosi miracoli, e ancor di più dopo la sua morte.
I bassorilievi del Wiligelmo, che ornano la Porta Principi sulla facciata del Duomo di Modena, ricordano l'episodio della liberazione dal demonio e la miracolosa guarigione della figlia dell'imperatore Gioviano, narrato anche nella "Legenda" o vita antica del Santo: raffigurano Geminiano mentre a cavallo s'avvia ad esaudire la preghiera dell'Imperatore, poi il lungo e pericoloso viaggio per mare per raggiungere Costantinopoli, nel quale egli placa prodigiosamente la tempesta, la guarigione della giovinetta, i doni che gli vengono offerti, il ritorno nella città giubilante di rivederlo e infine la morte e sepoltura del santo Vescovo.
Un altro grande atto doveva compiere san Geminiano prima di lasciare la terra: aveva sradicata l'eresia di Ario, ma nuovi pericoli minacciavano la Fede dei suoi figli. Il Buon Pastore difende il gregge dai lupi rapaci, fino a dare la vita per le sue pecore. Come Can Geminiano giovane combattè le deviazioni dell'arianesimo, così Geminiano vecchio volle difendere la fede del popolo dai nuovi errori che anche tra noi andavano diffondendosi. Era l'eresia di Gioviniano che negava la Verginità della Madre di Dio e insegnava che per salvarsi non sono necessarie le opere buone, ma basta la Fede. Benché vecchio e forse cieco, San Geminiano non esitò a recarci fino a Milano dove in un concilio di Vescovi, raccolto da Sant'Ambrogio, con tutto il calore del suo Amore ribadì la verità sulla sempre Vergine Maria e consacrò a Lei la nostra Città. Fu cosi condannato Gioviniano e la condanna fu tosto inviata a Roma da Papa Siricio per ottenere l'approvazione della Suprema autorità ecclesiastica.
Ancor oggi, nel nostro Duomo, un codice del IX secolo, che contiene gli antichi canti delle Scolte Modenesi, riporta l'invocazione alla Vergine Maria col titolo di "Madre di Dio", che ci testimonia la Fede e la profonda devozione mariana difesa e trasmessa da Geminiano.


LA MORTE
Aveva nutrito, anche materialmente, i suoi figli con la sua inesauribile carità; li aveva specialmente formati alla Fede schietta e coraggiosa, alla santità di vita ed alla soggezione alla Santa Sede: la Chiesa modenese era ormai saldamente fondata e san Geminiano poteva prendere lietamente congedo dalla terra d'esilio.
Morì santamente il 31 gennaio del 397 e, alla presenza dei Vescovi vicini e tra il pianto dei figli, il suo corpo, avvolto secondo l'uso dei tempi in un candido lino con il volto coperto da un sudario, fu deposto in un umile urna di tufo, posta poi in un sarcofago di pietra, fuori dell'abitato cittadino.
È ancora la "Legenda" che narra che, in questa occasione Geminiano operò un altro grande prodigio, ottenendo che il Vescovo di Ravenna, Metropolita dell'Emilia e suo carissimo fratello, avesse il dono della bilocazione. Mentre infatti officiava nella sua Cattedrale di Sant'Apollinare, contemporaneamente fu visto apparire a Modena, dove presiedette le solenni esequie. Fu invece S. Ambrogio che, alla morte dell'amico, mise come Vescovo di Modena il suo segretario Teodulo, costruttore del primo nostro Duomo in onore del Santo: a ricordo di ciò rimane ancora nell'attuale cripta, che conserva la tomba, l'epigrafe di Gundeberga. Quella tomba, gelosamente custodita e venerata, chiusa da due mezze lastre di marmo alle quali venne sovrapposto un altro lastrone di sicurezza e protetta dal primo nostro Duomo, diventò la difesa ed il baluardo di Modena. Davanti ad essa si sono inginocchiati in preghiera sovrani come Matilde di Canossa e Papi, come Pasquale II, Lucio III, Pio VI, Pio VII, Pio IX e Giovanni Paolo II. Molti ricordano ancora di essere passati da bambini, per sentirsi più vicini al corpo del Santo, sotto i volti dell'Arca Matildica che allora ricopriva la tomba.


I PRODIGI
Intorno a questa tomba i cristiani di Modena si strinsero in preghiera specialmente davanti alle più grandi prove da cui erano colpiti. Ottennero sempre dal dolce Padre e Pastore loro grandi grazie, testimoniate in tutti i tempi e la liberazione della città da ogni sorta di pericoli. Anche allorché la Città, inondata dalle acque, che dilagavano per la pianura senza alvei e senza freno, fu abbandonata dai suoi abitanti che si ritirarono a fondare la vicina Cittanova, la Cattedrale rimase ad indicare tra gli edifici deserti e cadenti la tomba del Protettore. Ed ogni anno Modena si ripopolava di fedeli che si stringevano attorno al loro Santo per ricordarne la santità ed implorarne l'aiuto.

Un anno, nel giorno dedicato a san Geminiano, mentre il duomo era stipato di gente, le acque dei vicini fiumi e canali inondarono Modena: ma coloro che erano nella Cattedrale, quasi un muro invisibile si fosse alzato a loro difesa, non ne furono tocchi: le acque decrebbero e si ritirarono senza alcun danno particolare. Nel 452 Attila, il "Flagello di Dio", invaso il Veneto, si apprestava a mettere a ferro e fuoco anche le nostre regioni: i Modenesi fecero ricorso angoscioso a san Geminiano ed i nemici, senza che l'atto si potesse umanamente spiegare, tornarono alle loro regioni dell'Est ove si consumarono nelle liti e nella crapula.
La festa chiamata "del Miracolo" o "della Vittoria di San Geminiano" è stata per secoli solennemente celebrata in Modena per ricordare il prodigioso episodio del nostro Patrono, apparso nel 1511 a Carlo D'Amboise che, a capo delle milizie francesi minacciava la città.
Infatti la notte tra il 17 ed il 18 febbraio 1511 s'accostarono a Modena, questa volta dall'ovest, truppe francesi comandate da Carlo d'Amboise; giunte presso la Città, furono arrestate da san Geminiano, che apparve loro sotto aspetto terrificante. Alla vista del glorioso vecchio il Capitano e le sue truppe retrocedettero precipitosamente verso Rubiera e molti soldati perirono nel fiume Secchia. L'esercito si disperse spaventato nelle vicine terre ed il comandante, atterrito a morte, cessò di vivere poco dopo in Correggio. Tra le più suggestive iniziative di quest'anno [1998] dedicato al santo Vescovo c'è certamente la solenne cerimonia con cui, a opera dell' antica "Confraternita di S. Geminiano", ancora attiva in Modena, si è celebrata tale ricorrenza il 18 Febbraio scorso [1998] nella Chiesa di S. Pietro in Modena, riprendendo la bella e antica tradizione.
Verso il '900 si ebbe una invasione di Ungheri: giunsero fino a Modena, percorsero vie e piazze assetati di preda e di sangue, ma poi abbandonarono la Città senza danno di alcuno.
La fama della potente intercessione del Santo crebbe e si estese ovunque e il Duomo di Modena fu per secoli meta di pellegrinaggi da tutt'Europa, come ricordano le cronache ed anche l'affresco del San Giacomo Pellegrino, sulle sue pareti. Questi infatti sono solo alcuni dei prodigi più eloquenti che i nostri antenati giustamente attribuirono alla protezione del Santo. Ma altri miracoli sono noti, da quello del secolo tredicesimo quando un fanciullo cadde dalla Ghirlandina e restò inspiegabilmente incolume, fino a quelli che, clamorosi o meno, avvengono a Modena presso la sua tomba, a Cognento alla Fonte di san Geminiano e nei templi a lui dedicati: da Pontremoli, ove lo hanno sperimentato potente specialmente contro le malattie nervose, al bel paese di San Gimignano (Siena), terra pure prodigiosamente salvata dall'intervento del Santo e continuamente da lui beneficata.
Per i fatti miracolosi e la viva preghiera merita certo menzione particolare il Santuario di Cognento, presso il luogo della nascita del Santo, dove si trova la realtà cristiana più antica a lui legata, dopo il Duomo, la cosiddetta "fonte miracolosa di S. Geminiano". Essa è così chiamata in documenti antichissimi, che ne testimoniano le virtù taumaturgiche e ne attribuiscono l'origine a San Geminiano stesso. Nel Santuario è conservato il prezioso reliquiario del braccio benedicente del Santo e tanti ex voto testimoniano la devozione del popolo, che tutt'ora conviene numeroso per pregarlo e per bere alla fonte, specialmente a piedi dalla città, secondo un'antica tradizione che da qualche anno si è ripristinata il 25 di ogni mese, da Marzo, Festa dell'Annunciaiione, fino a Settembre. Un'antica preghiera dei pellegrini recita così: "O Geminiano Santo, la tua pura fonte dissetando, purificando, risanando corpi e anime zampilli per tutti nella eterna vita". Anche questo Santuario ricorda la grande devozione del Santo a Maria SS., ivi invocata con il titolo di Madre della Misericordia, così come nella Cattedrale, che è dedicata a Maria SS. Assunta in cielo. Inoltre anche in questa chiesa è testimoniato lo stretto rapporto che unì la nostra Diocesi a quella di Milano, a partire dalla profonda amicizia che legò S. Geminiano a Sant'Ambrogio: la parrocchia di Cognento è infatti dedicata ai Santi Nabore e Felice, protomartiri della Chiesa Ambrosiana, di cui certo Geminiano fu devoto.
L'attuale Parroco del Santuario conserva la documentazione delle guarigioni fisiche che sono avvenute e che avvengono fino ad oggi tra i fedeli e i pellegrini: parecchi casi si sono verificati anche in questi ultimi tempi, ed in particolare in quest'anno [1998].


LE TRASLAZIONI DEL SACRO CORPO
Il successore di san Geminiano, il vescovo Teodoro, fece erigere sul benedetto sepolcro una chiesa, il primo duomo di Modena, al quale, quattro secoli più tardi, ne fu sostituito un altro più bello e più ampio ed in questo fu trasportata la sacra tomba.
Il 30 aprile 1106, essendo quasi terminata la costruzione della Cattedrale che ora ammiriamo, si ebbe una seconda traslazione. Ma neppure in questa seconda traslazione il sepolcro fu aperto.
Fu soltanto nei giorni 7 e 8 ottobre del medesimo anno che, alla presenza di Papa Pasquale II e della contessa Matilde, furono mostrati al popolo giubilante i sacri resti mirabilmente incorrotti.
Nuovamente, e fu la seconda volta, la tomba fu aperta il 12 luglio 1184, quando il sommo pontefice Lucio III consacrò il Duomo. Da allora il venerato sepolcro rimase inviolato: incertezze e dubbi ingiustificati resero vana l'ardente brama dei buoni di contemplare il corpo del loro Santo.
Questo privilegio toccò a pochi fortunati quando, il 5 Novembre 1955, l'allora Arcivescovo di Modena, Mons. Cesare Boccoleri, alla presenza di Mons. Vescovo Ausiliare, del rev.mo Capitolo e delle Autorità cittadine, fatto aprire il sepolcro, procedette alla ricognizione delle sacre ossa, la terza in ben 1558 anni: esse furono trovate in uno stato di conservazione veramente ammirevole.
Nel 1955, infatti ricorreva l'850° anniversario dalla traslazione del corpo del Santo dalla precedente Cattedrale all'attuale Duomo e il medesimo privilegio fu di lì a poco accordato a tutti i fedeli.
Da allora tale uso si è mantenuto e, per una volta all'anno, nelle settimane che precedono e seguono la Solennità del beato transito di Geminiano al cielo il 31 gennaio, la tomba del Santo, rimasta sempre nella cripta del Duomo, ove le sue ossa sono composte rivestite degli abiti pontificali, viene aperta. Il corpo di S. Geminiano, sempre oggetto di venerazione e di gratitudine da parte dei fedeli, è così restituito alla devozione e alla preghiera dei suoi figli, che partecipano sempre numerosi a tali liete ricorrenze, con l'auspicio di un rinnovamento spirituale, di un nuovo fervore nella devozione al nostro Santo e di un migliore avvenire per la nostra Chiesa.
In particolare in questo "Anno Geminiano" [1998], in cui celebriamo con gioia e riconoscenza a Dio per i tanti benefici accordati alla nostra città, il 1600° anno dalla dipartita verso il cielo del Santo, i fedeli hanno avuto l'opportunità di pregare sulla sua tomba, che è rimasta sempre aperta, quasi ad invitare i suoi amati figli ad un rapporto di maggiore confidenza e di rinnovata fede nella sua intercessione presso il Signore, per la cui gloria il benamato Geminiano ha consumato tutta la sua vita. Inoltre la bella iniziativa della consegna di un'icona del Santo e di una lampada votiva recante la scritta "Salva nos, Geminiane" a ciascuna parrocchia, da esporre in tutte le chiese della Diocesi, ha certo rinvigorito il rapporto del pastore con le pecorelle del suo gregge, specialmente in provincia, dove pure tale devozione non è mai stata dimenticata.


SAN GEMINIANO NELLA VITA DI MODENA
I Modenesi, fino al secolo scorso erano chiamati "Geminiani": Modena nel suo folklore, nelle sue istituzioni civili e culturali, oltre che naturalmente nella sua vita di fede, è tutta ripiena del ricordo del Santo. La devozione e la stessa memoria storica dei modenesi sono singolarmente orientate verso di lui. Quasi si potrebbe dire che Modena è permeata in modo inconscio, ma ben percepibile da chi la visita, dall'impronta del nostro Santo Patrono. La città stessa lo è anche fisicamente: dominata dalla slanciata ed elegante sagoma della Ghirlandina, il bianco campanile della Cattedrale, visibile da ogni direzione, che guida verso il suo cuore, che è appunto la tomba di Geminiano. Il 31 Gennaio di ogni anno poi, nella solennità di S. Geminiano, come in nessun altro giorno i modenesi si sentono popolo e convengono dalla montagna e dalla pianura raccogliendosi nella città, quasi chiamati dal Santo Pastore. Preceduti dalle autorità si uniscono in gran festa e si stringono intorno alla sua tomba, come tanti secoli fa, e al Vescovo suo successore. La vecchia grande fiera, che riempie di colore la Piazza Grande e tutto il Centro Storico della città riunisce ragazzi, giovani e anche adulti in un'atmosfera dal calore paesano che fa dimenticare i rigori dell'inverno e le preoccupazioni quotidiane. D'obbligo per tutti è la visita e la preghiera alla tomba aperta del Santo, e anche il grande Duomo in quest'occasione risulta sempre troppo stretto per tutti.
Il Solenne pontificale è presieduto dall'Arcivescovo di Modena- Nonantola, successore di san Geminiano, e concelebrato dai Vescovi dell'Emilia e delle città più beneficate da Geminiano, proprio come nel giorno della sua dipartita verso il Cielo. Questa celebrazione ci riporta indietro nel tempo, per attingere alla fede dei nostri avi. La città e la Diocesi tutta viene benedetta con la reliquia del braccio del Santo, per invocare la sua potente intercessione presso Dio per le necessità spirituali e materiali di tutto il popolo modenese.
Così la frequentatissima gara di corsa, la "corrida", in questo giorno unisce idealmente Modena a Cognento: la Sacra Tomba alla Sacra Fonte.
Ma tanti sono anche gli indelebili segni lasciati da secoli di fede e devozione in cui veramente si percepisce che la cittadinanza tutta si è riconosciuta e si è considerata veramente come la stirpe, il popolo di Geminiano, in una comunione fra sacro e profano, fra civile amministrazione e autorità di fede che è l'eredità di quella armonia e concordia che l'amore di S. Geminiano aveva reso possibile e che il Santo ci ha lasciato in eredità. È un patrimonio prezioso e una testimonianza di profondo valore religioso e civile insieme che non basta solo ammirare, ma che deve essere nostro impegno di credenti rinnovare e vivificare anche oggi.
Ad esempio tutti gli atti ufficiali del Comune sono sempre stati fatti nel nome di San Geminiano e suggellati con il timbro del Santo in pellegrinaggio a cavallo. Con la sua effigie venivano coniate le monete modenesi ed ancor oggi la sua immagine è nel sigillo della nostra università, segno della provenienza della vera cultura dalla Sapienza di Dio.
Nella vecchia sala consiliare del Comune di Modena e ancora custodito l'antico gonfalone della città, su cui è dipinto San Geminiano in gloria che presenta alla Vergine Maria le necessità di Modena e di recente un'immagine del Santo è stata donata all'amministrazione, con l'auspicio che la si esponesse nell'attuale sala consiliare, dove di fatto vengono prese le decisioni di governo della città. Ciò è solo uno degli esempi più recenti di come ancora la memoria e l'esempio luminoso di Geminiano ispirino alla concordia e all'unità di intenti per il bene comune del popolo modenese.

Al S. Padre Giovanni Paolo II, vicario di N.S. Gesù Cristo,
Araldo di Pace e guida di Verità per la Chiesa e per l'umanità tutta
alla soglia del Terzo Millennio Cristiano.



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Introduzione
A San Geminiano, padre e patrono del popolo modenese
[Arcidiocesi di Modena-Nonantola, Comitato per le celebrazioni dei Centenari - Ed. Artestampa Srl]
Taumaturgo invocato contro il demonio
[Da Nostro Tempo, sett. diocesano, 27 gennaio 2001]
Il culto fuori Modena
[Da Nostro Tempo, sett. diocesano, 27 gennaio 2001]
Un Santo per immagini
[Da Nostro Tempo, sett. diocesano, 27 gennaio 2001]

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